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Non un addio, non un respiro,
solo l’eco di passi lontani,
e il vuoto — come un lago d’inverno —
si stende fra noi, immobile, crudele.
Avevo posto in te ogni alba,
ogni sogno che tremava al mattino;
ti amavo come la terra ama il sole,
con fame, con fede, con febbre.
Ma il tuo sguardo, che un tempo ardeva,
ora tace — specchio spento,
dove la mia immagine muore
senza un ultimo saluto.
Oh, come pesa l’assenza non detta!
Come sanguina il cuore, tradito dal silenzio.
Meglio un addio gridato fra i venti,
che questa morte gentile e invisibile.
Eppure t’amo ancora,
nelle ombre dove non giungi,
nelle ore in cui l’anima
chiede a Dio di dimenticarti — invano.
Così resto: un uomo disfatto,
che parla al vuoto come a un’amante,
e ascolta, tremando,
la risposta muta dell’eternità.